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Mediterranean, the Superior Council of Scientific Research emits an alarm: his agony is higher than the Gulf of Mexico

Mediterraneo, il Csic lancia l'allarme: è più in agonia del Golfo del Messico

Italy
Il Messaggero.it
03/08/2010

Il Mediterraneo è il mare più minacciato del pianeta, perfino di più del Golfo del Messico, che dallo scorso 20 aprile è inondato da milioni di litri di petrolio, e della piattaforma continentale cinese. È quanto emerge da uno studio globale sullo stato degli oceani, dall'Artico all'Antartico, coordinato in Spagna dal Consiglio superiore delle ricerche scientifiche (Csic), pubblicato questa settimana su un numero speciale della rivista Plos One. Lo studio fa parte del progetto Censimento di Vita Marina, costituito da una rete globale di ricercatori che analizza la biodiversità degli oceani, la distribuzione e l'abbondanza delle specie, dopo aver diviso il globo terracqueo in 25 zone.

La distruzione dell'habitat, la pesca incontrollata, l'inquinamento, il riscaldamento globale e lo sversamento massiccio di acque agricole o reflue costituiscono un attentato permanente alle 17.000 specie che vivono nel Mediterraneo. «E queste minacce cresceranno in futuro, specialmente quelle associate al cambiamento climatico e al degrado dell'habitat», ha spiegato ai media una delle coordinatrici dello studio, Marta Coll, ricercatrice del Csic all'Istituto di Scienze del Mare (Icm) di Barcellona. Ma il pericolo viene anche dall'esterno, dalle specie invasive che si radicano nel Mare Nostrum.

I ricercatori ricordano che nel 1984 gli addetti del Museo Oceanografico di Monaco lavarono senza precauzioni un acquario, liberando nel Mediterraneo la Caulerpa taxifolia, meglio nota come l'alga assassina, tipica delle acque tropicali e temibile per la sua invasività. Questa ha già creato un tappeto sul fondo marino in una mezza dozzina di Paesi mediterranei, espellendo la Posidonia oceanica, che forma le tipiche praterie marine dove si alimenta la fauna autoctona. Ma non è l'unica minaccia. Stando al Censimento della Vita Marina, un esercito di oltre 600 specie forestiere ha invaso il Mare Nostrum. Fra queste oltre la metà proviene dal Mar Rosso, ed è entrata attraverso il Canale di Suez, mentre il 22% è stato trasportato da navi da altre regioni del mondo; in un caso su 10, sono pesci in fuga dalle acquecolture.

Si tratta di invasori i cui danni potenziali sono difficilmente calcolabili. Gli autori dello studio ricordano il caso della medusa Mnemiopsis Leidyi, sbarcata nelle acque europee dal nordest dell'Atlantico e, nel 2009, diffusasi da Israele alle acque spagnole. Negli anni Ottanta, provocò un'autentica strage di alici nel mar Rosso, con gravi danni per l'attività peschiera e sostanziose perdite economiche. Molte delle specie di invasori provengono da mari tropicali e sono favorite dal riscaldamento dell'acqua, in continuo aumento. Nel decennio del 1980 la superficie marina sulla costa mediterranea oscillava fra i 16,25 gradi nella parte occidentale e fra i 22,75 in quella orientale; ma per il 2050 gli scienziati calcolano che la temperatura supererà i 24 gradi in alcune zone, avverte Bhavani Narayanaswamy, portavoce per l'Europa del Censimento di Vita Marina.

Alcune delle specie più minacciate del Mediterraneo sono coralli di acque fredde e profonde, incapaci di sopravvivere al riscaldamento dell'acqua, per cui la loro popolazione sta diminuendo», sottolinaea Narayanaswamy, che non esclude «estinzioni locali». Da parte sua, Josep Maria Gasol, dell'Icm, sottolinea che le 17.000 specie descritte scientificamente dallo studio nella conca mediterranea sono quasi il doppio delle ultime stime. Tuttavia, il 75% di esse vive a profondità del Mare Nostrum tali che possono estinguersi senza che nessuno sia in grado di lanciare l'allarme.

Cosa fare allora per salvare questo tesoro della biodiversità minacciato? Gli scienziati indicano nella Iniziativa Horizonte 2020, lanciata quattro anni fa dalla Commissione Europea, uno dei salvataggi possibili, con un obiettivo ambizioso: ridurre in maniera drastica l'inquinamento. La dimensione della sfida è nei dati indicati della stessa Commissione: oltre 140 milioni di persone vivono sulle coste del Mediterraneo; 175 milioni visitano ogni anno la regione; la previsione, per il 2025, è che la metà del litorale sarà urbanizzato. Secondo le stime, l'80% della pressione sofferta dagli organismi marini proviene dalla terraferma, dato che oltre la metà dei nuclei urbani con oltre 100.000 abitanti è privo di impianti di trattamento delle acque reflue, che per il 60% finiscono direttamente in mare. La salvezza del Mare Nostrum dipende da tutti noi.


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