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Adapting to climate: a clam will save us?

Italy
Panorama.it
10/08/2010
Marinella Correggia


Qual è il segreto per vincere la battaglia del clima? Potrà mai la specie umana, che ha avuto e continua ad avere un ruolo attivo nel riscaldamento globale, basti pensare alle emissioni di gas serra nei paesi industrializzati, trovare una soluzione al problema climatico? Si potranno verificare, in tempi brevissimi, modifiche genetiche ereditarie tali da adattarci alle nuove condizioni ambientali in maniera indolore? «I meccanismi evolutivi di adattamento che rendono un individuo o una serie di individui più adatti a sopravvivere in un nuovo ambiente richiedono tempo. E poi bisogna azzeccare la giusta combinazione di mutazioni, generazione dopo generazione» risponde Antonello Pasini, ricercatore al Cnr di Roma. «Tuttavia ci sono organismi viventi, tra i più sensibili ai cambiamenti di temperatura, che fanno sperare in processi biologici più rapidi. Mi riferisco a molluschi come le patelle che all’occhio del profano somigliano abbastanza alle vongole. L’adattamento alle diverse temperature avviene grazie alla sostituzione di un solo aminoacido che compone la struttura di una singola proteina. E una evoluzione di questo genere può essere la chiave per reagire prontamente al cambiamento futuro del clima».

Il merito principale di queste osservazioni va a George Somero, dell’Università di Stanford, che ha studiato i meccanismi di termo-regolazione di alcune specie di molluschi del genere Lottia, in grado di adattarsi a vivere in ambienti e temperature differenti. 

La domanda di fondo è: un simile semplicissimo meccanismo di adattamento genetico sarebbe possibile anche in altre specie, oltre che e a questo tipo di molluschi? E in tal caso si aprirebbe una strada per creare organismi più resistenti al caldo? «Le mutazioni genetiche sono un normale fenomeno evolutivo di adattamento all’ambiente. L’eccezionalità sta nel fatto che, almeno per alcune specie analizzate, ciò è avvenuto in tempi rapidissimi. Se ne potrebbe dedurre che un simile meccanismo adattativo non sia frutto di mutazioni casuali, bensì di mutazioni specifiche, mirate ed ereditabili» afferma Ernesto Burgio, coordinatore del Comitato Scientifico dell’Isde. «Tanto più che esempi analoghi non mancano neppure tra gli organismi più complessi. Ci sono insetti (soprattutto zanzare e moscerini) che stanno modificando il loro patrimonio genetico ogni 5 anni, ma anche gli scoiattoli ogni 10 anni e uccelli, come le cince ogni 30. È una questione di vita o di morte: o si adattano rapidamente o altrettanto rapidamente soccombono».
Due ricercatori dell’Università dell’Oregon, William Bradshaw e Christina Holzapfel, hanno pubblicato alcuni anni fa su Science, i risultati di una loro ricerca, che dimostravano come i cambiamenti climatici di questi ultimi 40 anni abbiano già indotto mutazioni genetiche al limite dell’incredibile, perché avvenuti in tempi brevissimi su scala evolutiva. I due scienziati, avevano notato che molte specie animali, per adattarsi ai cambiamenti del clima, avevano modificato abitudini di vita e comportamenti, spostandosi verso le zone polari nelle loro migrazioni, oppure riproducendosi in anticipo nella stagione primaverile. Ma studiando più a fondo il problema hanno scoperto che all’origine di quelle che sembravano semplici modalità di adattamento comportamentale, c’erano modifiche genetiche ereditarie per adattarsi e rendere più adatti i propri discendenti a un clima e un ambiente diverso da quello dei progenitori.

Lo scoiattolo rosso del Canada, per esempio, si riproduce in anticipo per adattarsi alla sua fonte di nutrimento: con i cambiamenti del clima, le pigne degli abeti e delle altre conifere, sua principale fonte di cibo, sono infatti disponibili in anticipo, in primavera. Anche la cincia ha mutato le sue capacità riproduttive, deponendo in anticipo le uova e covandole prima per far coincidere il periodo di schiusa con la massima abbondanza di vermi e bruchi, di cui si nutre. Vermi e bruchi, con il cambiamento climatico, hanno anticipato a loro volta la riproduzione in primavera. Gli insetti di nord America, Europa e Australia si sono già adattati: i moscerini della frutta si riproducono prima perché la frutta matura prima, mentre le zanzare si sono adeguate al diverso contesto climatico per garantire successo ai ritmi larvali.
Le variazioni del clima influenzano tutte le specie viventi. «E là dove non hanno la capacità di elaborare informazioni e di decidere azioni in maniera consapevole, come possiamo fare noi, non resta che rispondere ‘istintivamente’ a questi cambiamenti. La risposta forse più evidente è quella della ‘fuga’ da zone divenute inospitali. Ma per molte specie ciò risulta difficile e allora non resta che cercare di adattarsi in loco, magari sfruttando la capacità di cambiare i propri comportamenti, come abitudini alimentari e cicli del letargo» spiega Pasini, autore di Kyoto e dintorni, i cambiamenti climatici come problema (Franco Angeli).
 «Una strategia con dei limiti, raggiunti i quali l’unica risposta è quella dell’adattamento genetico, evolutivo, come fanno in tempi brevi per esempio patelle e vongole, ma non l’uomo. Noi non possiamo basarci sulla speranza di un’evoluzione genetica, che per noi ha tempi lunghissimi, ma su una evoluzione culturale. L’unica per ora che ci consenta di rimediare ai danni fatti all’ambiente».

 

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