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Increasing extraordinary weather events

Italy
Il Sole 24 Ore
10/08/2010
Marco Magrini

Una gigantesca isola di ghiaccio che va alla deriva. Una capitale assediata dal fumo degli incendi, in seguito a una siccità senza precedenti. Piogge torrenziali, alluvioni catastrofiche.

Sembrano le previsioni che i climatologi fanno per la metà di questo secolo, negli scenari sulle future concentrazioni di anidride carbonica e i loro effetti sugli equilibri atmosferici del pianeta. E invece i 258 chilometri quadrati di ghiaccio che hanno lasciato la Groenlandia, il fumo che soffoca di Mosca e le piogge che hanno inondato il Pakistan (ma anche le frane in Cina, il caldo record dalla Finlandia al Kuwait, le tempeste in Europa Centrale) sono fatti di oggi, avvenuti perdipiù in contemporanea. È dunque colpa del cambiamento climatico? È la prova del nove di un terribile sospetto?

In giro non c'è uno scienziato che sia pronto a giurare di sì. «È troppo presto per dire che in tutto questo ci sia l'impronta umana», ha detto Omar Baddour della World Meteorological Organization di Ginevra alla Reuters. «Avremo sempre dei fenomeni estremi. Anche se c'è l'impressione che il climate change li stia esacerbando». «In compenso abbiamo assistito ad almeno quattro fenomeni estremi in poche settimane – commenta Friedrich-Wilhelm Gerstengarbe, uno scienziato del Potsdam Institute for Climate Impact Research – e questo è molto raro».

È un po' come se, dopo il Climategate – il sospetto di fabbricazioni nei rapporti scientifici sul clima, recentemente dissipato da una serie di report indipendenti – la comunità scientifica si fosse fatta più attenta, prima di pronunciare parole che rischiano di essere smentite o strumentalizzate. Però su alcuni fatti c'è poco da discutere: nel primo semestre di quest'anno la temperatura media del pianeta (16,2 gradi centigradi) è stata la più elevata nella storia delle rilevazioni climatiche.

«È possibile dire che, con l'aumento della temperatura media, sale anche la possibilità di ondate di caldo in tutto il globo», risponde con prudenza Peter Stott del Met Office britannico. «Nel caso di quel che sta accadendo in Russia però, bisogna essere cauti: questa siccità è associata a un'anomalia nella circolazione dei venti. Detto questo, a livello mondiale c'è una chiara tendenza a temperature sempre più estreme, per colpa della crescente concentrazione di anidride carbonica».

La quale, nella più totale assenza di iniziative da parte dei governi (il vertice di Cancun a dicembre pare destinato a replicare il fallimento di Copenhagen 2009), sta aumentando. E anche questo è un dato certo: a Manua Loa nelle Hawaii, dove la CO2 viene misurata dagli anni 60, a luglio la concentrazione ha superato per la prima volta la soglia delle 390 parti per milione. Tanto per dare un'idea, era a quota 280 prima della rivoluzione industriale.

Ma che dire del Pakistan inondato, non poi così lontano dalla Russia in fiamme? «È difficile attribuire al cambiamento climatico un singolo evento», ripete Julia Slingo, chief scientist dello stesso Met Office. «In questo caso, un sistema meteorologico si è spinto molto più a sud del solito, scontrandosi con l'aria calda dei monsoni». Questo non vuol dire che, soprattutto in India e in Cina, non sia stato registrato un aumento nella violenza dei fenomeni piovosi. Anzi, se è per questo secondo la Munich Re – la più grande società di riassicurazione del mondo, che di grandi rischi se ne intende – gli eventi climatici estremi sono triplicati, dal 1980 a oggi.

«Tutto ciò – ammette Julia Slingo – è compatibile con la nostra comprensione della fisica atmosferica: l'aria calda trattiene più umidità. Così, le nostre previsioni sul cambiamento climatico sono anche compatibili con le attuali osservazioni e mostrano una chiara intensificazione dei fenomeni più estremi. Sebbene è improbabile che il climate change abbia provocato le alluvioni pakistane, può averne aggravato l'effetto».

Ghiaccio alla deriva, siccità, inondazioni: per gli scienziati, le correlazioni di causa-effetto non sono chiare. Eppure è esattamente quel che loro stessi, da tempo, prospettano per il futuro prossimo.

 

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